Elettrofisiologia Cardiaca


Per le patologie di tipo aritmologico è attivo un servizio di Elettrofisiologia ed Elettrostimolazione con possibilità di ricovero anche in Day Hospital. Il servizio è in grado di affrontare qualsiasi problematica aritmologica: dalla diagnostica non invasiva (ECG Dinamico) alla diagnostica delle sincopi (Tilt Test). E’ possibile inoltre intervenire con impianto di pacemaker o di defibrillatore. Il servizio prevede anche la possibilità di elaborare un programma ambulatoriale per controlli seriali dei pacemakers o dei defibrillatori impiantati.

Visite specialistiche

Dopo l’anamnesi cardiologica ed aritmologica il paziente viene sottoposto ad una serie di esami strumentali finalizzati alla ricerca dei disturbi del ritmo. Tali esami possono essere invasivi e non invasivi.

Principali esami non invasivi e miniinvasivi:

  • ECG classico a 12 derivazioni
  • ECG Holter 24 ore
  • Ecocardiogramma
  • TC coronarica
  • Coronarografia
  • Loop Recorder (inserimento sottocute di un dispositivo grande meno di un accendino, in grado di registrare l’ECG fino a 3 anni).

Terapie:

  • Ablazione transcatetere

    Rappresenta il passo successivo allo studio elettrofisiologico. Individuata l’area responsabile dell’aritmia, con un apposito catetere (ablatore) viene erogata corrente a radiofrequenza distruggendo le cellule anomale

  • Impianto di pacemaker (PM)

    Il PM è composto da un generatore d’impulsi, alimentato a batteria, alloggiato in una tasca sottocutanea e collegato al cuore attraverso 1 o 2 fili elettrici chiamati elettrocateteri, posizionati attraverso il sistema venoso. Il PM permette di:

    • Correggere o prevenire i disturbi (svenimenti, vertigini, astenia, dispnea) dovuti ad un patologico rallentamento della frequenza del cuore.
    • Ridurre i rischi correlati all’utilizzo di alcuni farmaci necessari per altre patologie (tachicardie, angina, ecc) ma che possono provocare un rallentamento della conduzione della corrente elettrica del cuore con un rischio elevato di bradicardia o blocco atrio-vetricolare.

    L’intervento, effettuato in anestesia locale e della durata compresa tra i 30 e 90 minuti, inizia con una incisione cutanea di circa 4 – 6 cm, sotto la clavicola dove viene preparato uno spazio (“tasca”) sotto la pelle per l’alloggiamento del dispositivo. Dalla incisione praticata vengono inseriti, attraverso una o più vene, gli elettrocateteri, che sotto il controllo radiologico sono posizionati all’interno del cuore. Successivamente, vengono eseguite alcune misure elettriche che confermano il buon posizionamento degli elettrocateteri, i quali vengono poi collegati allo stimolatore; infine si procede alla sutura della ferita chirurgica.

  • Impianto di defibrillatore impiantabile (ICD)

    Il defibrillatore impiantabile è un dispositivo simile al PM (di dimensioni lievemente aumentate) che oltre a svolgere le funzioni del pacemaker è in grado di inviare impulsi elettrici al cuore, allo scopo di defibrillare o “cardiovertire” il cuore, interrompendo aritmie potenzialmente letali.

    L’ICD infatti è in grado di riconoscere le aritmie ventricolari gravi che possono essere causa di morte improvvisa e di trattarle con:

    • shock elettrico ad alta energia, utilizzato generalmente per interrompere aritmie più rapide e/o irregolari (p. es in caso di arresto cardiaco da fibrillazione entricolare), percepito come una scossa elettrica interna;
    • breve stimolazione cardiaca, in grado di interrompere, in maniera del tutto asintomatica, tachicardie meno rapide e regolari.

I pazienti candidati all’impianto di ICD sono coloro affetti da:

    • Recente arresto cardiaco da fibrillazione ventricolare o tachicardia ventricolare sostenuta.
    • Cardiopatia ischemica (pregresso infarto) con disfunzione ventricolare sinistra
    • Cardiopatia non ischemica con severa disfunzione ventricolare sinistra.
    • Cardiomiopatia con potenziale rischio di arresto cardiaco/morte improvvisa.

L’impianto dell’ICD si esegue con la medesima tecnica usata per il PM.

  • Impianto di device per terapia di resincronizzazione cardiaca (CRT)

Si tratta di un dispositivo di dimensioni simili al defibrillatore, potendo assolvere le funzioni di defibrillatore oltre che di resincronizzatore dell’attività cardiaca. Si basa sull’impiago di tre elettrocateteri (2 in caso di fibrillazione atriale permanente): uno che va posizionato in atrio destro, un altro in ventricolo destro e l’ultimo, a ritroso lungo il corso di una vena detta seno coronarico, sulla superficie epicardica del ventricolo sinistro. La giusta temporizzazione degli impulsi elettrici permette un miglioramento dello scompenso cardiaco.

I pazienti candidati all’impianto di tale PMK sono coloro affetti da:

    • Cardiopatia ischemica (pregresso infarto) con disfunzione ventricolare sinistra
    • Cardiopatia non ischemica con severa disfunzione ventricolare sinistra.

L’impianto dell’ICD si esegue con la medesima tecnica usata per il PMK.